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Politica

Argentina: a che punto è la crisi a pochi giorni dal voto

Ottobre 2019

Il Pil cala, l'inflazione supera il 50% e un cittadino su tre si trova in condizioni di povertà. Lo scontento spiana la strada ai peronisti.

Crisi e nuove elezioni: un binomio a cui l'Argentina è ormai abituata. Il 27 ottobre, infatti, il Paese è chiamato alle urne. Con un vincitore molto probabile e le tensioni che, tra inflazione e contrazione economica, tengono Buenos Aires sull'orlo di una nuova bancarotta.

Le condizioni economiche

Per capire quanto profonda sia la crisi argentina, bastano le stime del Fondo Monetario Internazionale. Il 2019 dovrebbe chiudersi con un Pil in calo del 3,1% e un'inflazione del 57,3%. Nel primo trimestre dell'anno, la contrazione ha sfiorato il 6%. E ormai un terzo della popolazione vive in condizioni di povertà. Ad aggravare la situazione, ad agosto le agenzie Standard & Poor’s e Fitch hanno declassato il rating del debito sovrano del Paese rispettivamente a B- e CCC. A fine 2018 il debito era pari all’86% del Pil e per la maggior parte in dollari. Una combinazione di fattori che, abbinata al crollo del peso, rende praticamente impossibile ripagarlo.

I tentativi estremi di Macri

Nel tentativo di evitare la bancarotta, in condizioni così estreme, il governo di Mauricio Macri ha provato la strada di soluzioni estreme. Ha inasprito i controlli sui capitali, cercando di evitarne la fuga oltreconfine. Gli argentini non possono cambiare liberamente pesos in valuta estera e trasferire fondi fuori dal Paese. Il governo ha anche chiesto al Fondo Monetario Internazionale di riprogrammare le scadenze del prestito sottoscritto lo scorso anno: 57,1 miliardi di dollari che dovrebbero essere restituiti tra il 2022 e il 2023. La cifra sarebbe dovuta servire per rilanciare il Paese, ma adesso rappresentano un'ulteriore zavorra. 

Peronisti verso la vittoria

L'11 settembre, migliaia di manifestanti, sostenuti dai sindacati, hanno occupato la via principale di Buenos Aires per protesta. La crisi avrà un impatto decisivo sulle elezioni. Macri era infatti stato eletto nel 2015 proprio per arginare il rallentamento economico. Quattro anni dopo, la situazione non solo non è migliorata ma è andata peggiorando. Tra le colpe che si imputano all'attuale governo c'è proprio quel debito contratto con l'FMI. Alle elezioni primarie di agosto, Macri è stato sconfitto. Un indizio importante, perché certifica come – salvo sorprese che sarebbero eclatanti – la vittoria è destinata alle mani dei peronisti, guidati da Alberto Fernández e Cristina Kirchner (già presidente tra il 2007 e il 2015). La lista ha infatti ottenuto il 49%, contro il 33% raccolto da Macri.