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Politica

Caos Brexit: il divorzio dall’Ue potrebbe essere rinviato

Marzo 2019

La data fatidica del 29 marzo si avvicina, ma Theresa May non sa ancora cosa ne sarà della Gran Bretagna.

Quello che si sa ora è solo che il divorzio del Regno Unito dall’Unione europea potrebbe essere rinviato. Lo scorso 27 febbraio la Camera dei Comuni ha approvato l’emendamento che impone al governo di calendarizzare un voto sulla proroga dell’articolo 50 del Trattato sull’Ue, se il Parlamento non approverà entro il 13 marzo il nuovo testo di accordo con Bruxelles. Il caos a Londra regna sovrano, mentre la data fatidica del Brexit Day, il 29 marzo, si avvicina e Theresa May non sa ancora cosa ne sarà della Gran Bretagna.

I tempi sono stretti. La premier, anzitutto, deve raggiungere in poco tempo un nuovo accordo con l’Europa, e poi metterlo al voto del Parlamento. Se questo testo sarà di nuovo bocciato, come sembra probabile, il giorno seguente la Camera potrà votare su una possibile uscita dall’Ue senza accordo (no-deal). Uno scenario, questo, che sembra poco probabile visto l’impatto economico negativo che provocherebbe. La timeline, a questo punto, prevede la possibilità di votare il 14 marzo per la proroga dell’articolo 50, e quindi per uno slittamento del divorzio oltre il 29 marzo.

May ha comunque spiegato che un eventuale spostamento dell’articolo 50 dovrà essere limitato nel tempo e “quasi di certo lo si potrà fare una volta sola”. Anche perché a fine maggio ci sono le elezioni europee, e uno slittamento oltre quella data costringerebbe il Regno Unito a prendervi parte, creando ancora maggiore confusione.

Quello che si prospetta per la Brexit, insomma, è un marzo di fuoco. E se al momento l’ipotesi del no-deal appare improbabile, è stato comunque bocciato l’emendamento che mirava a far escludere una Brexit no-deal in qualsiasi circostanza (e non solo in questo frangente temporale). La Camera dei Comuni ha però approvato la proposta di Theresa May di dar voce al Parlamento sul “nuovo” accordo con l’Ue o sugli scenari alternativi. Un segnale di distensione tra il primo ministro e la maggioranza. Intanto i laburisti, dopo che si sono visti bocciare il proprio emendamento per una soft Brexit, hanno deciso di appoggiare ufficialmente l’ipotesi di un secondo referendum. E non è risolto ancora neanche il nodo del confine irlandese.

Davanti a questo scenario, gli altri Stati membri cominciano a perdere la pazienza. Il presidente francese Emmanuel Macron ha avvertito che l’Ue potrà accordare un eventuale rinvio solo se il Regno Unito lo giustificherà con una “chiara prospettiva” sugli obiettivi da perseguire.

La strada è ancora tutta da tracciare. La possibilità di un’uscita senza accordo, però, continua a spaventare. Secondo un documento ufficiale del governo, in caso di no-deal, l’economia Uk sarebbe del 9% più debole, gli affari in Irlanda del Nord fallirebbero e il prezzo degli alimenti salirebbe.