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Trumponomics

Due anni di Trump alla Casa Bianca: risultati e prossimi passi

Gennaio 2019

L'economia cresce, ma non mancano le incertezze. Il mondo della finanza, dopo un anno di corsa a perdifiato, rallenta. Le tensioni con la Cina crescono.

Finanza tra corsa e frenata

Il Lavoro Pil e mercati finanziari i numeri della presidenza Trump è ancora controverso. Di sicuro i numeri sono dalla sua parte. Gli indici di borsa hanno vissuto mesi di grande crescita, toccando nuovi record. Ha aiutato la riforma fiscale, con un taglio delle imposte che ha favorito le grandi aziende e innescato un clima di fiducia. Resta da capire il suo impatto nel lungo termine. Wall Street, trascinata dai titoli tecnologici, si è lasciata andare a un ottimismo che, negli ultimi mesi del 2018, è evaporato. L'indice S&P 500, in flessione da settembre, è ancora oltre i livelli di gennaio 2017, ma è sceso ad altitudini precedenti la grande corsa iniziata poco più di un anno fa. Si dovrà valutare nei prossimi mesi se l'effetto-riforma è destinato a sgonfiarsi, lasciando strada a una maggiore cautela.

La crescita economica

Dal punto di vista economico, è innegabile che gli Stati Uniti siano in crescita. Tuttavia, resta discussa la spinta originaria. Com'è normale che sia, Trump rivendica il merito di aver rimesso l'America “first”. Il suo predecessore, Barack Obama, fa lo stesso. È quindi vero che l'economia Usa avanza, ma è anche vero che è un trend iniziato nel 2010. Gli ultimi due anni di mandato Obama si sono chiusi con un progresso del Pil del 2,9% (del 2015) e dell'1,5% (nel 2016). Mentre il 2017 ha rialzato il ritmo, con un +2,3%. La volontà di continuare la corsa ha spinto Trump a un deciso scontro con la Fed, accusata di una scelta “folle” quando ha deciso di ritoccare i tassi al rialzo. A dicembre, il presidente della banca centrale statunitense, Jerome Powell, ha però chiaramente detto che non c'è fretta: l'ulteriore rialzo (previsto) sarà graduale e terrà conto dell'evoluzione dello scenario.

Le tensioni con la Cina

Trump non ha certo contribuito a calmare le acque. Oltre allo scontro con la Fed, ci sono stati i bisticci interni all'amministrazione. E poi il rialzo della tensione con la Cina. I dazi sono diventati una delle bandiere della Casa Bianca, ma i loro effetti sono ancora oggi imprevedibili. I primi segnali non sono incoraggianti: oltre al clima di incertezza, le grandi società hanno pagato i contrasti nel conto economico. Se, strette tra il blocco americano e quello cinese, le società saranno costrette (come spera Trump) a produrre in patria, sarà necessario osservare l'impatto sul bilancio, sui costi e, a cascata, sui consumatori.

Il quadro politico

I maggiori successi di Trump sono probabilmente arrivati sul piano politico. È arrivato alla Casa Bianca nonostante il contrasto di buona parte del partito repubblicano. Le elezioni di metà mandato non hanno confermato la maggioranza dei conservatori in entrambi i rami del Congresso, ma non sono neppure stati una Caporetto. Anzi. Trump ha i repubblicani nelle proprie mani più saldamente di due anni fa. Nonostante non manchi il fuoco amico. Il senatore Mitt Romney, una delle figure più influenti del partitio, ha affermato che “non è all'altezza”.

Migranti e politica estera

In materia di migranti, Trump ha fatto molto discutere. Con il Muslim ban ha vietato l’ingresso sul territorio Usa ai cittadini di sette nazioni definite “ostili”. Ha puntato sul muro al confine con il Messico, anche se la sua costruzione resta in stallo. È stata accolta dalle proteste la volontà, lo scorso anno, di abolire il Deferred Action for Childhood Arrivals, il programma che tutela i migranti arrivati negli Stati Uniti irregolarmente da piccoli (i cosiddetti dreamers). Trump ha stracciato gli accordi di Parigi sul clima e supportato Israele riconoscendo Gerusalemme come capitale e trasferendovi l'ambasciata (fino a poco fa a Tel Aviv). Ha irrigidito i rapporti con Iran e Cuba, che si erano distesi nell'ultima fase di Obama. Il suo più grande successo è probabilmente lo storico incontro con il leader nord-coreano Kim Jong-un, avvenuto il 12 giugno 2018 dopo mesi di tensioni e minacce reciproche. Da allora, però, si attendono nuovi passi per dare concretezza a quella stretta di mano.