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Mercati

Elezioni europee 2019, i nodi per i mercati

Gennaio 2019

Più di 500 milioni di europei andranno alle urne tra quattro mesi. Da un lato i partiti sovranisti anti-euro, dall’altro il mantenimento dello status quo e le basi per fare ripartire l’economia del Vecchio Continente.

A fine maggio oltre mezzo miliardo di cittadini dei 27 Stati membri dell’Unione Europea andranno alle urne per eleggere gli europarlamentari. In alcuni Paesi rimane ancora da decidere il giorno del voto, ma gli scrutini si terranno tutti contemporaneamente a partire dalle 23 del 26 maggio. Rimane però viva l’incognita Brexit: al momento la deadline per trovare l’accordo tra Europa e Regno Unito è il 29 marzo, ma se dovessero essere rivisti i tempi dell’accordo anche i cittadini britannici parteciperebbero alle elezioni. Si tratta di elezioni molto importanti per i singoli Paesi, che avranno ripercussioni anche l’economia mondiale del 2019 e dei prossimi anni. 

Allarme populismo per i mercati

Ci troviamo all’interno di una fase con molta liquidità che aspetta solo di essere sfruttata, ma i mercati attendono diversi segnali dall’Europa per capire come muoversi. Le incertezze geopolitiche non sono legate soltanto alla Brexit, ma anche alla rivolta dei gilet gialli in Francia, alle trattative tra UE e Governo Conte e ovviamente alle elezioni di maggio. Il rischio è iniziare giugno con un ribaltamento dei rapporti di forza tra gli schieramenti politici che dettano la linea del Vecchio Continente e vedere i populisti-sovranisti al potere, con conseguenti spinte anti-euro. Se dovesse verificarsi questo scenario incerto, molti investitori potrebbero rivedere le proprie posizioni sulle strategie da attuare in Europa.

Il rischio per Stati e istituti finanziari

La fragilità del percorso di integrazione europeo è sotto gli occhi di tutti e l’ascesa dei partiti populisti-sovranisti ne è la prova. Ma il grosso problema si presenterebbe qualora l’assetto politico rendesse più fragile anche il contesto economico. Guardando ai titoli di Stato, i Paesi più colpiti sarebbero ovviamente quelli periferici come Italia, Spagna, Grecia Portogallo. Al tempo stesso gli investitori punterebbero sui titoli di debito più solidi e affidabili come quelli tedeschi, svizzeri o dei Paesi del nord Europa. Anche le banche verrebbero colpite da raffiche di vendite, anche se la BCE ha fatto un grande lavoro per rafforzare i requisiti di capitalizzazione degli istituti di credito del Vecchio Continente. Tuttavia, il settore sconterebbe comunque un periodo di sofferenza.  

Lo scenario di conferma dell'assetto europeo

Secondo diversi analisti, se dalle urne dovesse arrivare una conferma dell’attuale assetto nei diversi Paesi europei, caso Brexit a parte, il panorama degli investimenti dovrebbe giovarne. Il mantenimento dello status quo sbloccherebbe in parte la grande liquidità ancora inutilizzata e potrebbe portare a maggiori investimenti anche a livello sistemico. Due esempi su tutti: il settore dell’innovazione tecnologica e dei Big Data, ora in mano agli Stati Uniti e in parte alla Cina, potrebbe trovare nell’Europa il terzo grosso player mondiale. Una buona notizia per tutti, non solo per gli europei.