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Politica

Elezioni europee, che cosa osservano i mercati

Aprile 2019

Avanzata dei partiti euroscettici, il Presidente della Commissione europea, il Presidente della BCE, i commissari strategici, l’euro. Tutte le questioni più importanti del futuro dell’Europa sotto la lente dei mercati.

Tra meno di un mese sapremo i nomi di chi siederà sulle poltrone più importanti d’Europa o almeno, in certi casi, avremo indicazioni più precise: Presidente della Commissione europea, commissari strategici (tra i quali troveremo i responsabili della politica commerciale, della concorrenza, della sorveglianza fiscale) e il Presidente della BCE. Oltre, ovviamente, ai deputati che rappresenteranno i cittadini dell’UE per i prossimi 5 anni al Parlamento europeo. Uno scontro tra le forze euroscettiche nazionaliste e lo schieramento di chi crede nell’Europa unita e nei suoi valori.

Che cosa osservano i mercati 

Gli investitori guardano principalmente a due fattori per capire come posizionarsi e quali conseguenze avrà il voto di circa 400 milioni di europei. Innanzitutto, chi occuperà i ruoli chiave del Vecchio Continente per i prossimi 5 anni e, in secondo luogo, che effetti avrà l’urna sulla volatilità dei mercati. Nel mirino degli analisti troviamo soprattutto la possibile ascesa dei partiti antisistema, in crescita secondo gli ultimi sondaggi. Se i populisti saliranno al potere o comunque avranno più forza del previsto, gli effetti negativi sul mercato potrebbero danneggiare molti asset a rischio, come il debito di diversi Paesi periferici tra i quali l’Italia. I mercati obbligazionari e valutari saranno i più colpiti in questo scenario dal marcato accento populista, con una ripercussione decisa sul cambio euro-dollaro. Va però detto che, nelle ultime settimane, non sono state registrate significative alterazioni della valuta. Ciò significa che, per il momento, i mercati credono più a una maggioranza in continuità con l’attuale parlamento, quindi con una grande coalizione di socialisti, popolari e probabilmente anche liberali.

L'importante nodo del Presidente della BCE

Il discorso cambia per l’Eurotower, perché questa scelta influenzerà pesantemente la politica monetaria dei prossimi anni. Chi sostituirà Mario Draghi a fine ottobre a Francoforte potrebbe adottare un atteggiamento più aggressivo, con rialzi dei tassi di interesse e una stretta all’OMT e al QE, già in fase di dismissione. Ciò porterebbe gli investitori a puntare con più decisione sui Paesi sani e a osservare con attenzione l’evoluzione dei Paesi periferici, che avrebbero maggiori difficoltà a reperire sul mercato le risorse per continuare il processo di stabilizzazione e miglioramento della propria economia.

Il paradosso del Regno Unito

C’è poi la questione legata alla decisione sulla Brexit, prorogata poche settimane fa dal 12 aprile al 31 ottobre. Per non mettere in ulteriore difficoltà l’Europa, a fine maggio Londra eleggerà i propri deputati all’Europarlamento, permettendo così di mantenere il numero dei 751 rappresentanti “classici” a Bruxelles. I britannici così saranno virtualmente nel Parlamento Europeo, ma in realtà non potranno mai esercitare il proprio dovere nei confronti degli elettori perché il loro insediamento sarebbe previsto per il 1 novembre, proprio il giorno dopo la ratificazione della Brexit. Un compromesso che rappresenta, ancora una volta, il male minore. Per la Gran Bretagna e per l’Europa.