ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Ricevi gli ultimi aggiornamenti dal mondo Pictet!

Politica

Elezioni europee: i possibili effetti sui mercati nella settimana del voto

Maggio 2019

Lo scenario che porterebbe maggiori turbolenze, quello di una maggioranza formata da gruppi anti-establishment, pare remoto. Ma gli occhi restano puntati sulla nuova composizione del Parlamento.

Pochi giorni al voto. Pochi giorni alla giornata che potrebbe muovere i mercati o rivelarsi il più classico “non evento” finanziario: le elezioni sono importanti, soprattutto nel medio-lungo termine, ma potrebbero non avere ripercussioni immediate, soprattutto se le previsioni della vigilia venissero confermate. 

Perché le elezioni sono importanti

Le elezioni europee sono una tappa fondamentale nell'esercizio della democrazia nell'Unione. Non solo perché si eleggono i propri rappresentati, ma anche perché dalla composizione del Parlamento dipenderanno nomine decisive, per il mercato e non solo. Ci sarà infatti un nuovo Presidente della Commissione europea; nuovi Commissari che avranno ruoli cruciali in settori come la politica commerciale; l'indicazione del presidente della Bce. Il successo più o meno largo di alcune formazioni potrebbero tradursi nella nomina di un successore di Mario Draghi meno accomodante. O spingere verso un Commissario alla Concorrenza più o meno rigido su acquisizioni, aggregazioni e abuso di posizione dominante. Dalle urne però non usciranno direttamente i nomi ma gli assetti dai quali nasceranno. Ecco perché potrebbero non esserci reazioni immediati da parte dei mercati, in attesa di futuri sviluppi.  

Il ruolo degli euroscettici

La relativa quiete sarebbe alimentata dalla conferma degli ultimi sondaggi. Eventuali scossoni potrebbero infatti arrivare nel caso in cui la maggioranza fosse conquistata da formazioni euro-scettiche. I timori (che saranno tanto più forti quanto maggiore sarà il successo delle formazioni anti-europeiste) potrebbero tradursi in un indebolimento dell'integrazione, maggiore incertezza e volatilità sui mercati, un indebolimento dell'euro, crescente pressione sui titoli di stato dei Paesi ritenuti meno solidi. Se è vero che i sondaggi precedenti alle ultime tornate elettorali (dalle politiche italiane al referendum sulla Brexit) hanno sottostimato il peso delle formazioni euro-scettiche, sembra comunque molto improbabile che si verifichi uno scenario di questo tipo. La conferma di gruppi pro-Ue sarebbe quindi una rassicurazione.   

Un Parlamento più frammentato

Resta comunque la probabilità di un Parlamento europeo più frammentato rispetto al passato. Le due formazioni più consistenti (Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici e Partito Popolare Europeo) potrebbero non arrivare alla maggioranza. Sarebbe un quadro inedito. Tuttavia, se si dovessero confermare i gruppi di maggior peso, potrebbero costituirne una appoggiandosi a gruppi minori, come i liberali di Alde, lasciando in minoranza le formazioni anti-establishment. Il gioco delle alleanze e la ricerca degli equilibri potrebbe ritardare la formazione della “nuova” Commissione europea. Se da un lato è un (piccolo) elemento di incertezza, dall'altro sarebbe una buona ragione per prendere tempo e avere un atteggiamento più attendista nei confronti dei risultati delle urne.