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Mercati

Gli effetti del Covid-19 sull’economia italiana

Giugno 2020

Già alla fine dello scorso anno l’ISTAT aveva identificato diversi segnali di stagnazione per l’economia italiana, con una situazione non particolarmente rosea dal punto di vista strutturale.

A gennaio e febbraio 2020 si erano però notati timidi spunti di ripresa, soprattutto in tema di produzione industriale e commercio estero, ma il Covid-19 che ha colpito alla fine di febbraio ha cambiato tutto. Produzione, investimenti, consumi, mercato del lavoro: nessun settore è rimasto immune dal lockdown imposto dal Governo e, ancor peggio, il dilagare dell’epidemia in tutto il mondo ha quasi bloccato gli scambi internazionali e la domanda estera per le nostre imprese.

Siamo davanti a "uno shock senza precedenti che sta investendo l'economia italiana"

Così si è espresso il centro studi dell’ISTAT, sottolineando come sia complicato prevedere il futuro del nostro PIL. I dati relativi al primo trimestre 2020 ci parlano di un crollo del 5,3% rispetto all’ultimo trimestre del 2019, ma non è finita qui. Nel 2020 è prevista una contrazione dell’8,3% del PIL italiano, che sarà seguita da un parziale recupero nel 2021 (+4,6%).

Questo scenario però si verificherà solo a certe condizioni: la produzione delle imprese italiane deve ripartire con convinzione nell’ultimo semestre 2020, i contagi non dovranno riprendere con i ritmi che abbiamo visto a marzo-aprile e la BCE dovrà proseguire con una politica ultra-accomodante per rassicurare i mercati in modo che non ci siano intoppi nella catena del credito. Ovviamente, queste sono ipotesi che al momento nessuno può dare per certe.

Anche il mercato del lavoro si muoverà in coerenza con l'andamento del PIL

Il nostro -8,3% del PIL 2020 sarà caratterizzato da una diminuzione della domanda interna al netto delle scorte (-7,2%), dai minori consumi delle famiglie e delle istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie per un totale di -8,7%, dal tracollo degli investimenti (-12,5%) e dal leggero aumento della spesa della PA (+1,6%). Anche sul fronte dell’occupazione vedremo un movimento simile: in termini di Unità Lavorative Annue (ULA), l’ISTAT prevede nel 2020 uno scivolone pari a -9,3% e un parziale recupero a +4,1% nel 2021.

Export: Emilia Romagna, Veneto e Toscana le regioni più vulnerabili

Per ogni regione italiana, Prometeia ha sviluppato un indice che calcola il contributo dell’export al PIL, i settori di specializzazione, i Paesi destinatari dell’export e la variazione attesa della domanda di beni italiani per settore e Paese estero nel corso di quest’anno. In base a questo indice le regioni più a rischio sono Emilia-Romagna, Veneto e Toscana, poi Friuli Venezia-Giulia e Lombardia. Chiude la classifica la Calabria, che rischia pochissimo sul fronte del commercio con l’estero.

In particolare, in Emilia-Romagna l’export vale il 40% ed è rivolto soprattutto ad “auto e moto”, “meccanica” e “sistema moda”. Tre settori che perdono terreno soprattutto per i mancati ordini da Francia, Germania, UK e USA. Anche su Veneto e Toscana pesano soprattutto meccanica e sistema moda, mentre il Friuli Venezia-Giulia ha un indice di vulnerabilità più basso perché ha un’esposizione minore alla diminuzione della domanda di beni italiani proveniente dall’estero.