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Politica

Il piano May per la Brexit: libero scambio con l'Ue ma chiusura per banche e servizi finanziari

Agosto 2018

La strategia May per la “soft Brexit” prevede uno stretto allineamento con Bruxelles sul commercio. Ridotte invece le altre tre libertà di circolazione sancite dalla Ue: servizi, capitali e persone.

D’ora in avanti sarà lei, la premier britannica Theresa May, a guidare i negoziati sulla Brexit con Bruxelles, entrati in una fase ormai delicatissima. Lo ha fatto sapere la stessa premier con una dichiarazione scritta al Parlamento, dopo il terremoto politico dovuto alle dimissioni di due dei suoi ministri (Dadid Davis e Boris Johnson). Tra proteste e sospensione dei lavori, May ha presentato il nuovo “White Paper” con il piano diuscita “soft” dall’Ue, fissata per il 31 marzo 2019

La situazione politica

Nonostante le critiche del fronte pro-Brexit e le dimissioni per protesta del ministro degli Esteri Boris Johnson, del responsabile dell’uscita dalla Ue David Davis e di altri sottosegretari e deputati, Theresa May ha deciso di non cambiare la rotta verso una “soft Brexit”.

Il portavoce degli euroscettici, il deputato conservatore Jacob Rees-Mogg, ha detto che il testo rende la Gran Bretagna uno “Stato vassallo”, portando a “una Brexit di nome ma non di fatto”. E le critiche sono arrivate anche presidente Usa Donald Trump.

Cosa c'è nel "White Paper"

La strategia May prevede uno stretto allineamento con Bruxelles sul commercio, con regole comuni per facilitare gli scambi ed evitare blocchi alle frontiere. In un’ottica pro-business, la Gran Bretagna accetterebbe la libera circolazione delle merci con una unione doganale di fatto. Ridotte invece le altre tre libertà di circolazione sancite dalla Ue: servizicapitali persone.
 
Il White Paper presuppone stretti rapporti commerciali con la Ue e propone un’area di libero scambio per i prodotti agricoli e alimentari, senza bisogno di controlli alla frontiera tra Irlanda e Irlanda del Nord. Nei settori del digitale e dei servizi invece la Gran Bretagna sarà libera di regolamentare come vuole. Il White Paper conferma inoltre un «trattato di armonizzazione» dei sistemi doganali, che prevede che vengano riscosse le tariffe europee per i beni destinati al mercato Ue mentre si applicheranno le tariffe britanniche per i beni destinati al mercato interno.

Il governo britannico pensa anche a una commissione congiunta per risolvere le eventuali dispute sull’applicazione del common rule book, ovvero tutte le regole su beni e servizi valide nella Ue con cui cui sono stati armonizzati settori come la chimica, le emissioni, la farmaceutica e la sicurezza alimentare. Lo scopo è quello di avere meno attriti possibili sul commercio.
 
Sul fronte delle banche, invece, si stabilisce che le banche britanniche non potranno più avere libero accesso ai mercati Ue. Dopo il divorzio, dovranno aprire una sede in un altro Paese europeo per poter operare sul mercato unico. Per i servizi finanziari, che rappresentano l’80% dell’economia britannica, Londra ha rinunciato al riconoscimento reciproco delle regole ma spera di arrivare a un’intesa sull'equivalenza. Un'intesa che, si legge, «dovrebbe essere basata sul principio dell’autonomia di ciascuna parte sulle decisioni che riguardano l’accesso al proprio mercato».
Il timore di chi lavora nel settore, però, è che si andrà incontro a perdite economiche e di posti di lavoro: la City of London Corporation ha definito le proposte “un vero colpo” per il settore finanziario.
 
Quanto ai movimenti dei cittadini, il piano è più morbido rispetto al passato, stabilendo una serie di eccezioni per studenti e lavoratori qualificati europei. Il documento insiste sul rientro in possesso del controllo delle frontiere.
Ma dopo la Brexit i turisti e chi ha una attività economica temporanea potranno viaggiare liberamente senza visto.
Per i 3,5 milioni di cittadini Ue che vivono in Gran Bretagna e gli 800mila britannici che vivono in un Paese della Ue non cambierà nulla. Potranno vivere, muoversi e lavorare come fanno adesso. Il piano May assicura inoltre la mobilità agli studenti europei che vogliono fare un’esperienza universitaria o culturale in Gran Bretagna, ma il governo si riserva di stabilire nuove politiche migratorie.
 
Infine, dopo la Brexit, terminerà anche la giurisdizione diretta della Corte di giustizia europea sulla Gran Bretagna. Ma – e questo è un passaggio cruciale che i falchi della hard Brexit non perdonano a May – se vi saranno controversie tra le regole Ue e il Regno Unito la Corte Ue avrebbe l’ultima parola.
 
Il nuovo ministro per l’uscita dalla Ue, Dominic Raab, noto euroscettico, ha dichiarato che le proposte del governo di Londra sono state fatte “in uno spirito di pragmatismo, compromesso e amicizia”. Ora sarà Bruxelles a dover rispondere. “Spero che la Ue le accolga nello stesso spirito”, ha aggiunto Raab. Ma il testo non avrà vita facile neanche in Gran Bretagna.