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Economia e finanza

L'agenda politica del secondo semestre: le priorità contro la crisi

Luglio 2020

Prima le misure urgenti (il decreto agosto), poi i dettagli sul Recovey Fund, la legge di Bilancio e l'incognita occupazione. I prossimi mesi saranno decisivi per la ripartenza.

L'agenda politico-economica del secondo semestre porterà a maturazione i nodi che sono già emersi nel primo: la crisi innescata dal COVID-19 potrebbe presentare un conto molto alto. E le trattative che definiranno il perimetro del Recovery Fund sono tutt'altro che secondarie.

Il decreto di agosto

Il governo italiano procederà con la decretazione d'urgenza che ha contraddistinto gli ultimi mesi. È allo studio il “decreto agosto”. Di fatto un'altra manovra, visto l'ammontare previsto attorno ai 25 miliardi. Dovrebbe includere un pacchetto di misure volte a prorogare o introdurre agevolazioni per le imprese e i lavoratori in difficoltà. Dovrebbe essere prolungata la cassa integrazione in deroga e potrebbero essere varati incentivi che favoriscano assunzioni e stabilizzazioni contrattuali. Attese anche misure per il turismo, che continua a essere uno dei settori più in sofferenza.

Il rischio autunno caldo

Se dal punto di vista dei consumi e del fatturato il periodo peggiore sembra essere alle spalle, è ancora tutta da districare la matassa lavoro. Fino a ora, come dimostrano i dati Istat, la perdita occupazionale c'è stata, ma non è stata proporzionata al calo del Pil. Le indennità, ma soprattutto il blocco dei licenziamenti e la cassa integrazione agevolata hanno funzionato. Prima o poi, però, queste misure dovranno affievolirsi o venire meno. Ed è a quel punto (dal prossimo autunno) che potrebbero avvertirsi le maggiori tensioni sul mondo del lavoro. Un indizio sull'impatto di queste tutele (e su cosa potrebbe accadere senza) sta proprio nei dati Istat: a pagare la crisi, da subito, sono stati i lavoratori a termine e gli autonomi. Cioè coloro che sfuggivano alla protezione dei decreti anti-Covid.

I dettagli del Recovery Fund

Il Recovery Fund ha ottenuto un'intesa di massima. Di sicuro è un accordo storico perché apre alla condivisione del debito dei Paesi membri. Ma non è ancora il momento di festeggiare. Il fondo deve ancora essere varato sia dal Parlamento europeo che dai parlamenti nazionali. E i Paesi che usufruiscono del Recovery Fund dovranno presentare dei piani di riforme che possono essere bocciati da una maggioranza qualificata di Stati (mentre l'Olanda aveva chiesto il potere di veto). Ci sarà quindi da negoziare ancora e da capire quanto il meccanismo di vigilanza possa condizionare le riforme italiane. A partire da quelle tradizionalmente sotto la lente di Bruxelles, come quelle sulle pensioni. Se approvato definitivamente, il Recovery Fund dovrebbe elargire le prime risorse all'inizio del 2021. Prima c'è da varare una legge di Bilancio, che avrò meno vincoli e sarà decisiva per dare un'accelerazione all'economia italiana.

Definire la Brexit

Sullo sfondo, resta una questione aperta: la Brexit. Sia Londra che Bruxelles, in questi mesi, hanno avuto altre priorità. Nonostante un abbozzo di negoziato, la prima scadenza utile per un accordo (luglio) è stata mancata. I colloqui “informali” riprenderanno il 17 agosto. Il 2020 è infatti il periodo di transizioni, durante il quale non ci sono modifiche sostanziali nei rapporti Europa-Regno Unito. Ma dal 2021, questa fase cuscinetto si esaurirà, modificando con tutta probabilità il modo in cui persone e merci possono muoversi a cavallo della Manica. Le modalità con cui potranno farlo, però, sono ancora da definire.