ISCRIVITI ALLA NOSTRA NEWSLETTER

Ricevi gli ultimi aggiornamenti dal mondo Pictet!

Mercati

L'andamento del petrolio tra sanzioni Usa e contromosse Opec

Giugno 2019

Le sanzioni statunitense contro Venezuela e Iran e i tagli dell'output avevano spinto il greggio. Il prezzo, calato per le crescenti scorte americane, è rivitalizzato da Russia e Arabia Saudita.

Sono mesi complessi per il mercato petrolifero. Le sanzioni statunitensi contro Venezuela e Iran e i tagli alla produzione dell'Opec avevano fatto schizzare i prezzi alla fine di aprile. Negli ultimi giorni si è assistito a un deciso calo, che però serba aspettative di rialzo.

Le sanzioni

La prima mossa di Washington è arrivata alla fine di gennaio: gli Stati Uniti hanno colpito duramente la principale compagnia del Paese, Petróleos de Venezuela, congelando i suoi fondi statunitensi (circa 7 miliardi di dollari) e avviando sanzioni che privano Caracas del primo acquirente di greggio (gli Usa, appunto). Ad aprile, il segretario di Stato Mike Pompeo ha confermato che, da maggio, l'Iran non avrebbe più avuto alcuna deroga alle sanzioni (già annunciate a novembre e poi rimandate per evitare una fiammata dei prezzi). Una fiammata che, dopo l'annuncio di Pompeo, c'è stata comunque, con il Brent schizzato oltre i 70 dollari. 

Scorte USA in aumento

Da allora il prezzo è calato in modo significativo, soprattutto alla fine di maggio, in concomitanza dei dati sulle scorte Usa. L'Energy Information Administration ha annunciato che, nella settimana chiusa il 31 maggio, la produzione di greggio statunitense è salita a 124,4 milioni di barili al giorno e che le scorte sono lievitate di 6,77 milioni di barili, per 483,26 milioni di barili. Sono i livelli più da luglio 2017. Il dato sottolinea che la produzione statunitense ha più che bilanciato gli effetti delle sanzioni e il taglio della produzione dei Paesi Opec, che attraverso una riduzione dell'output hanno tentato di sostenere il prezzo del greggio. 

Le mosse di Russia e Opec

Russia e Arabia Saudita stanno per ribadire il loro impegno a mantenere bassi i livelli di produzione, generando così attese di rialzo. Il ministro dell'Energia saudita Khalid al-Falih, intervenuto nel corso di una conferenza a San Pietroburgo, ha sottolineato che 60 dollari al barile è una cifra troppo bassa per incoraggiare gli investimenti. Il presidente russo Putin non ha mascherato divergenze con i Paesi Opec sul prezzo ottimale, ma ha espresso la volontà di trovare un accordo.