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Federal Reserve

La FED gela Trump e lascia invariati i tassi di interesse

Maggio 2019

I buoni fondamentali dell’economia USA non richiedono un taglio ai tassi secondo il Governatore Jerome Powell. Differente la visione del Presidente Trump, che aveva auspicato maggiori stimoli con un tweet.

E sono tre. Per il terzo meeting di fila, il Federal Open Market Committee (FOMC) ha deciso di non toccare i tassi. La commissione della Federal Reserve specializzata nella politica monetaria mantiene così il range tra il 2,25% e il 2,50% dopo avere alzato i tassi dello 0,25% a dicembre 2018. Le ragioni di questa scelta, in controtendenza rispetto alla richiesta di Trump di tagliare i tassi, sono diverse: secondo il Governatore della FED Jerome Powell il mercato del lavoro è solido, l’attività economica ha registrato una crescita decisa, l’inflazione viaggia a un buon livello (se escludiamo alimenti ed energia). In futuro ovviamente si vedrà, ma sembra che il FOMC non voglia ritoccare i tassi nel breve periodo.

Una politica dei tassi “appropriata a questo momento”

Le cose non vanno poi così male negli Stati Uniti, anche se la spesa delle famiglie e delle imprese si è contratta. Ma serve ancora un po’ di pazienza prima di fare ulteriori mosse in tema di politica monetaria, in modo da avere un quadro completo degli sviluppi del contesto economico: “Il Comitato continua a considerare l’espansione sostenuta dell’attività economica, le forti condizioni del mercato del lavoro e l’inflazione vicino all’obiettivo del 2% come i risultati più probabili” ha spiegato Powell nel suo intervento, aggiungendo che “l’inflazione tornerà al 2% nel tempo e quindi in linea col nostro obiettivo. I rischi a livello globale si sono attenuati, i dati recenti dalla Cina e dall’Europa sono migliorati”. Certo, Powell ha ammesso che l’inflazione in questo momento è “un po’ al di sotto dell’obiettivo”, ma “l’economia degli Stati Uniti è sostenuta da solidi fondamentali: per il resto del 2019 è prevista una sana crescita del PIL”.

Inutile il tentativo di Trump di fare abbassare i tassi

Quando gli è stato chiesto delle pressioni da parte del Presidente USA, Powell è stato molto deciso e ha rivendicato l’indipendenza della FED: “Non pensiamo alle considerazioni politiche del momento nel nostro lavoro”, anche perché “l’inflazione più debole nel primo trimestre è solo transitoria, e l’attuale politica è appropriata: il dollaro è in rialzo di 60 punti rispetto all’euro”. Eppure Trump, il giorno prima del meeting, aveva provato a mettere pressione alla FED con un tweet: “la Cina sta dando molti stimoli alla propria economia mantenendo al tempo stesso tassi bassi. La nostra FED ha continuato ad alzare i tassi anche se l’inflazione era molto bassa, avviando una grossa stretta quantitativa. Avremmo il potenziale per schizzare in alto se, come primo punto, abbassassimo i tassi e se avviassimo una forma di quantitative easing. Certo, il PIL al 3,2% è positivo, ma con la nostra bellissima bassa inflazione potremmo stabilire un record e, al tempo stesso, iniziare a far sembrare insignificante il nostro Debito pubblico!”. Un consiglio presidenziale rimasto inascoltato, la FED non si è fatta influenzare.