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Economia e finanza

Proteste a Hong Kong, le ripercussioni sull’economia

Ottobre 2019

Da maggio l’indice Hang Seng ha perso quasi il 13%, mentre fino a pochi giorni prima era in deciso rialzo. In difficoltà anche l’economia che ruota intorno all’aeroporto dell’ex colonia britannica.

Siamo arrivati a 5 mesi di proteste e la conclusione, si spera pacifica, di questa storia ingarbugliata è ancora lontana. Le manifestazioni di milioni di cittadini a Hong Kong proseguono e la polizia ha dovuto più volte utilizzare i lacrimogeni per riportare l’ordine nelle strade e nelle piazze.

Le proteste e il ruolo della Cina

L’ex colonia britannica, dopo l’accordo del 1997 nel quale è entrata sotto la giurisdizione cinese grazie alla formula “Una Cina, due Sistemi”, è a tutti gli effetti una regione amministrativa speciale con una propria valuta, una propria storia culturale e ovviamente un proprio apparato politico. I manifestanti sono scesi in piazza proprio a causa di questo doppio filo di dipendenza con Pechino e hanno inoltrato in sostanza 5 richieste: prima di tutto annullare il disegno di legge che attiverebbe l’estradizione verso la Cina e creerebbe un precedente pericoloso di interferenza nel sistema giuridico di Hong Kong; poi liberare i manifestanti arrestati, avviare inchieste sui trattamenti disumani che la polizia ha riservato ai protestanti durante gli scontri, aumentare il tasso di libertà e democrazia nella città e ricevere le dimissioni del capo dell’esecutivo Cheng Yuet-ngor, alias Carrie Lam. 

Gli impatti sull'economia

La città è uno degli hub economico-finanziari più importanti del mondo, ovviamente Pechino è il suo primo partner commerciale. Le proteste hanno bloccato oltre 1.000 voli da inizio agosto, con conseguenti danni per tutte le compagnie aeree internazionali che operano in quello scalo. Grandi difficoltà anche per tutte le imprese che ci lavorano, dal momento che le attività aeroportuali valgono il 5% del PIL di Hong Kong e lo scalo serve 1.100 voli per 200 destinazioni al giorno. Anche le altre aziende con base a Hong Kong hanno sospeso parte degli approvvigionamenti, con conseguente danno su tutta la filiera, a causa delle proteste.

Borsa di Hong Kong in difficoltà da maggio 

Dal primo maggio, giorno in cui sono iniziate le proteste, la borsa di Hong Kong ha perso quasi il 13%. Un’enormità, se pensiamo che si tratta del quarto centro finanziario del globo dopo il Nyse, il Nasdaq di Wall Street e la Tōkyō Shōken Torihikijo e che raccoglie 2.200 società per una capitalizzazione totale di oltre 5.100 miliardi di dollari. Potrebbe essere un caso, ma fino ad aprile l’indice Hang Seng stava guadagnando parecchio grazie al rialzo dell’azionario mondiale, mentre da inizio maggio è partita la spirale negativa. Non proprio una coincidenza fortuita, soprattutto se confrontato con l’indice mondiale Msci World che nello stesso periodo di tempo ha guadagnato lo 0,5% circa.