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Trumponomics

Trump mette in dubbio l’indipendenza della FED, ma Powell non molla

Aprile 2019

Il Presidente USA da mesi critica duramente l’operato della FED e chiede un calo dei tassi di interesse, mettendo in dubbio l’operato di Powell. Il numero uno della FED però è tranquillo e valuta un altro rialzo dei tassi.

Le bordate di Trump contro le strategie della Federal Reserve partono ormai con frequenza da qualche mese. Anche senza mai nominare apertamente il Numero 1 Jerome Powell come accaduto a inizio marzo quando, dal palco della Conservative Political Action Conference del Maryland, il Presidente USA ha lanciato la frecciata: “Abbiamo un signore che ama il restringimento quantitativo alla FED, abbiamo un signore che ama un dollaro molto forte alla FED. Potete immaginare cosa sarebbe successo se avessimo lasciato i tassi di interesse dove erano, se non avessimo fatto una stretta quantitativa”. 

Trump torna alla carica contro Powell

A fine marzo the Donald è tornato alla carica durante un’intervista a Fox News, questa volta mettendoci il carico: “È colpa della FED se l'economia statunitense non è cresciuta oltre il 4% nel 2018. Francamente, senza l'aumento dei tassi d'interesse e senza strette monetarie, saremmo stati oltre il 4%, invece che al 3,1%”. Un attacco aperto che mina la credibilità e l’indipendenza della Federal Reserve che, vale la pena ricordarlo, è un organo indipendente dal governo federale. Il board diretto da Powell può prendere tutte le decisioni monetarie che ritiene opportune senza il bisogno dell’approvazione dell’esecutivo, nonostante il Congresso supervisioni le sue attività.

Il problema dei tassi alti della FED

Powell ha deciso di mantenere i tassi tra il 2,25% e il 2,5%, un dato storicamente basso ma di molto superiore a quelli attualmente decisi dalle altre banche centrali. La BCE per esempio ha confermato i tassi a zero, mentre altri Paesi come Svizzera, Danimarca, Svezia e Giappone sono scesi addirittura in territorio negativo. Questa situazione porta a un notevole afflusso di capitali da parte degli investitori internazionali, con il conseguente “super dollaro” che tanto infastidisce Trump: una divisa così forte rende più difficoltose le esportazioni che il Presidente vorrebbe aumentare per continuare a fare crescere l’economia americana.

La risposta del Governatore della FED Powell a Trump 

Già a dicembre 2018 Trump aveva pubblicato un tweet non proprio diplomatico “E’ incredibile che con un dollaro molto forte e praticamente senza inflazione, con il mondo esterno che esplode intorno a noi, con Parigi che sta bruciando e con la Cina in calo, la FED stia addirittura considerando un altro aumento dei tassi di interesse”. Powell, dopo aver ignorato i precedenti attacchi, a marzo ha risposto indirettamente al Presidente Trump durante un’intervista a “60 Minutes”, rivendicando l’indipendenza della FED e precisando all’intervistatore che Trump non può licenziarlo perché “la legge è chiara: ho un mandato di quattro anni e intendo svolgerlo per intero”. Inoltre, Powell ha difeso il lavoro della FED spiegando come la politica monetaria sia assolutamente coerente con questo momento storico e assicurando che “non c’è fretta” per un ulteriore rialzo dei tassi. L’unica certezza è che nelle prossime settimane vedremo altri capitoli di questa fiction.