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Mercati

Turchia in crisi: quali sono i rischi per i Paesi emergenti

Settembre 2018

Ad Ankara l'inflazione sta galoppando. Ad agosto i prezzi sono aumentati del 2,3% rispetto a luglio. Ma c'è davvero un pericolo contagio?

La Turchia è la grande malata. Ma c'è davvero un rischio contagio che potrebbe ampliarsi agli altri Paesi emergenti? Ecco come sta reagendo Ankara alla sua crisi valutaria e quali sono state le ripercussioni su altri Stati.

La crisi turca

La crisi della Turchia è conclamata. Il Paese ha elevati debiti in valuta estera. Il conto delle partite correnti (cioè la differenza tra quanto esporta e quanto importa) è negativo. E il deficit si allarga. L'inflazione galoppa: ha sfiorato il 18%, intaccando il potere d'acquisto delle famiglie. Ad agosto, i prezzi al consumo sono cresciuti del 2,3% rispetto a luglio. La difficoltà metterebbe in dubbio la capacità, da parte della Turchia, di ripagare i propri creditori. Pesa anche l'indecisione di Ankara: la Banca centrale turca darà indicazioni solo il 13 settembre e dovrà reggere alle pressioni del governo, che vorrebbe evitare un rialzo dei tassi che sembrerebbe irrinunciabile. A complicare il quadro ci sono l'ennesima crisi dell'Argentina e, sullo sfondo, la guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina. Che potrebbe rallentare gli scambi internazionali e (di conseguenza) fiaccare i Paesi emergenti.

I fattori di destabilizzazione

La Turchia è un fattore di destabilizzazione. Basta questo per parlare di contagio? Si dovrà guardare al sentiment degli investitori. I timori di un'epidemia finanziaria potrebbero spingere alla fuga, amplificando la crisi. C'è poi da correggere una distorsione, che vuole il gruppo degli emergenti omogeneo. Ognuno, invece, ha delle caratteristiche proprie. E una maggiore o minore capacità di reggere agli stress internazionali. I primi effetti, comunque, si sono già fatti sentire: la rupiah indonesiana viaggia ai minimi da vent’anni, il rand sudafricano e la rupia indiana non sono mai stati così deboli negli ultimi anni. Il Sudafrica è entrato in recessione e l'Argentina registrerà un calo del Pil superiore a quello previsto. 

I numeri contro il contagio

Prima di cedere agli allarmismi, però, c'è da soppesare la portata della Turchia. La sua recessione segnerà un'inversione di marcia per un Paese che si era abituato a correre veloce. Ma Ankara costituisce solo l'1% del Pil mondiale. Nonostante una relazione sempre più stretta con l'Ue, è diretto in Turchia solo il 2,8% delle esportazioni dell'Eurozona. Un eventuale default non sarebbe di certo una bella notizia. Ma l'esposizione delle banche europee è, tutto sommato, contenuta. Gli istituti spagnoli sono quelli che ne risentirebbero di più: i prestiti alla Turchia costituiscono il 5% di quelli concessi ai Paesi esteri. Per le banche italiane la quota si ferma all'1,9%. Allargando lo sguardo a tutti gli emergenti, non è a livelli allarmanti né il conto delle partite correnti né il debito societario in rapporto al Pil.