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Educazione finanziaria

Dati educazione finanziaria 2021: più interesse, attenzione al risparmio e social media protagonisti

Ottobre 2021

I dati mostrano carenze, ma anche grande interesse. Emergono l'esigenza di un approccio concreto al risparmio, il peso dei social network e l'importanza della collaborazione pubblico-privato.

L'educazione finanziaria in Italia è in ritardo, ma ha il carburante per accelerare: l'interesse dei cittadini nei confronti di investimenti e risparmio. Si tratta, però, di un carburante che va sfruttato, utilizzando i canali giusti (a partire dai social network) e promuovendo un approccio basato su concretezza e ascolto. È quanto emerso dalla ricerca “Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese”, promossa da PICTET Asset Management e condotta da FINER Finance Explorer.

Necessità di saperne di più

I primi a riconoscere le proprie carenze in ambito economico-finanziario sono gli stessi cittadini. Solo l'11% afferma di avere un livello di conoscenza professionale e il 20% “avanzato”. Il 33% lo definisce discreto e il 5% basso. In mezzo, però, c'è un 31% che riconosce un livello scadente ma esprime la volontà di migliorarlo. 


Lo studio si è rivolto a 5.200 investitori (2.000 con patrimoni finanziari da 10mila a 50mila euro; 2.500 dai 50mila ai 500mila; 700 oltre 500mila), a 300 studenti e ad altrettanti italiani che non hanno mai investito i propri risparmi. Le risposte rappresentano un'autovalutazione. 


Di conseguenza, non danno informazioni precise sulla reale preparazione dei 5.800 intervistati. Confermano però che solo una piccola fetta di popolazione si dice totalmente disinteressata. Esiste, invece, una platea molto ampia di individui che vorrebbero saperne di più, specie tra i risparmiatori che non hanno mai investito e tra gli studenti maggiorenni.

Interesse / patrimonio: quale relazione?

L’interesse medio per la finanza, gli investimenti e la borsa è basso. Solo il 27% lo definisce elevato. È un dato che aumenta con l'entità del patrimonio finanziario, arrivando al 52% tra chi ha ha investito più di 500 mila. Se ad un primo sguardo è una reazione comprensibile (più risorse investo, più da vicino intendo seguirle), si tratta in realtà di una distorsione. 


L'educazione finanziaria, infatti, dovrebbe essere un tema trasversale, prezioso anche (e in alcuni casi soprattutto) per chi ha risparmi limitati. I margini di miglioramento sono quindi ampi, come conferma la disposizione di chi non ha mai investito e degli studenti maggiorenni: uno su due è interessato alla finanza. C'è quindi una grande sacca di cittadini che comprendono la centralità dei temi finanziari ma non riescono a tradurli in competenze.

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Finanza: quanto ne sanno gli italiani?

Attenzione al risparmio, ma con approccio concreto

Chi è “molto interessato” tende a sottolineare la volontà di conoscere “il ruolo della finanza per l’economia del Paese” (75%) e “l'importanza della finanza in generale” (66%). Approfondendo i dati emerge però uno scenario molto meno “macro” e molto più ancorato alla quotidianità. 


L'argomento che più interessa in assoluto, infatti, è il risparmio (indicato come prioritario nel 31% dei casi). Il 25% vorrebbe invece approfondire soprattutto il legame tra finanza e progetti di vita e il 24% la gestione patrimoniale. Meno attraenti sono la comprensione del ruolo dei professionisti (al 16%), macroeconomia e borsa (appena al 4%). Nel caso dei non investitori e degli studenti, le risposte che indicano risparmio e progetti di vita superano addirittura il 70% (una percentuale che cala con l'aumento del patrimonio investito). 


L'educazione finanziaria e il risparmio sarebbero quindi le leve per intercettare un interesse che non si è ancora tradotto in comportamenti. Ma come? Un primo suggerimento arriva proprio dalle preferenze degli intervistati. 


La prevalenza di risparmio e progetti di vita indica l'importanza di un approccio pratico, l'esigenza di partire dalle basi per coinvolgere chi non ha ancora un interesse diretto. Argomenti come gestione patrimoniale, ruolo dei professionisti e macroeconomia fanno invece presa sui cittadini più patrimonializzati.

Resta il tema della fiducia

L'educazione finanziaria è però un tema talmente centrale da non poter essere esclusiva di chi è già interessato: l'altra grande sfida è convincere i cittadini che si dicono poco o per nulla propensi a migliorare le proprie conoscenze. Si tratta di un intervistato su quattro, che però sale a uno su due tra studenti e non investitori. 


A respingere è soprattutto lo “scarso interesse per argomenti economici” (51%). Ma non solo. C'è un tema rilevante di fiducia nel settore: per il 47% è scarsa o del tutto assente. E il 24% afferma di non avvicinarsi ai temi finanziari perché non ha soldi da investire né interesse personale. Anche qui, dunque, riemerse la solita distorsione secondo la quale l'educazione finanziaria è utile solo se si hanno risorse ingenti da gestire.

Ridurre la complessità con contenuti efficaci

Nell'approfondimento di tematiche economico-finanziarie, il 55% degli intervistati viene frenato dalla complessità della materia e dalla difficoltà di comprenderla. Ma c'è altro: è molto significativa (22%) la quota di chi non riesce a trovare contenuti o referenti adeguati sui media che frequenta abitualmente. Si tratta di una lacuna sottolineata con maggior forza dai due gruppi per molti aspetti più distanti: gli investitori con un patrimonio oltre i 500mila euro e gli studenti. Sembra quindi esserci la percezione di una carenza di contenuti efficaci sia per chi ha già una corposa esperienza d'investimento sia per chi intende approcciarsi per la prima volta ai temi finanziari.

L'educazione finanziaria non può non essere Social

I contenuti diventano adeguati se trattano i temi di maggiore interesse, con un linguaggio e attraverso i canali più adatti ai propri interlocutori. Quali? Sui temi che riguardano il risparmio, la gestione patrimoniale e - in generale - la finanza, la strada preferita è rappresentata dai social network, indicati dal 27% degli intervistati. Si tratta di una predilezione trasversale, con una sola eccezione: la stampa tradizionale resta la fonte primaria tra gli investitori con patrimoni più corposi. A conferma del sempre crescente ruolo di Internet, si nota – nel complesso – il peso dei webinar (che con il 19% delle preferenze raggiungono la televisione) e dei videotutorial (al 13% ma con un sostanzioso 23% tra gli studenti).
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Finanza: quanto ne sanno gli italiani?

Dalla scuola alla Consob: chi dovrebbe educare

Se su media, autovalutazione e interessi esistono differenze in base a età, esperienze e patrimonio, i gruppi intervistati rispondono a una sola voce quando si tratta di individuare chi dovrebbe promuovere l'educazione finanziaria: il compito spetta, prima di tutto, a Consob e Banca d'Italia (indicate dal 28% degli intervistati) e Stato (prima opzione per il 24%). Significativa è anche la quota dei consulenti finanziari (12%) e delle associazioni (11%). Docenti di scuola superiore e professori universitari si fermano al 9%, ma vengono indicati dal 17% dei non investitori e addirittura dal 21% degli studenti. Svolgono o potrebbero quindi svolgere una funzione rilevante, proprio perché hanno la fiducia di quelle categorie che si definiscono meno preparate ed esprimono in modo più forte la volontà di migliorare le proprie competenze.

Ascolto e collaborazione prima del prodotto

I dati indicano con chiarezza chi dovrebbe avere il compito di trainare l'educazione finanziaria. Questo non vuol dire che debba essere appannaggio di una sola realtà. Tutt'altro. Dall'indagine emerge infatti un'altra costante (dagli studenti agli investitori più maturi): la fiducia nella relazione tra pubblico e privato. Due intervistati su tre ritengono fondamentale la collaborazione di Stato e istituzioni con banche, reti dei consulenti finanziari e società di gestione del risparmio. Con quale quale ruolo? La risposta torna su un nodo cruciale: l'approccio concreto all'investimento e al risparmio. I cittadini chiedono che il supporto passi, prima di tutto, dall'ascolto dei bisogni e dal sostegno nella realizzazione dei progetti. È invece secondaria (addirittura marginale tra studenti e risparmiatori) l'offerta di soluzioni d'investimento. A voler sintetizzare in una frase: meno prodotto e più ascolto.

I risultati della ricerca presentati nel Mese dell'Educazione Finanziaria

I risultati della ricerca “Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese” sono stati presentati da Pictet AM Italia, in collaborazione con FINER Finance Explorer, in occasione del “Mese dell’Educazione Finanziaria” che si tiene ogni anno ad ottobre. Segui la conferenza e tutti gli interventi nel video.

"Educazione finanziaria: il contributo al rilancio del Paese": la presentazione