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Economia e finanza

Pictet Fiver Marzo 2019

Marzo 2019

I cinque principali aggiornamenti dai mercati del mese di marzo 2019.

La Brexit avanza a vista. Il primo ministro Theresa May è impegnato in una doppia negoziazione: da una parte il fronte interno, con il Parlamento contrario all'accordo raggiunto con Bruxelles; dall'altra l'Ue, che non gradisce lo stallo Londra ed è in una posizione di forza.

Le tappe della Brexit

Il primo accordo era stato raggiunto alla fine del 2018. Ma l'11 dicembre, il parlamento britannico ha detto il suo primo “no” a un pacchetto composto da condizioni-base e intese politiche. Il 12 marzo, il parlamento britannico ha rigettato nuovamente l’accordo che il primo ministro aveva siglato con Bruxelles. E il giorno successivo ha rifiutato l’uscita dall'Unione Europea senza accordo (il cosiddetto no-deal), mettendo di fatto May in un vicolo cieco. Il primo ministro ha allora provato a valutare nuove opzioni. Ha rimesso il proprio mandato e ha teso la mano ai laburisti, incontrando Jeremy Corbyn.

May si è ripresentata davanti al parlamento il 29 marzo, proprio nel giorno in cui la Brexit sarebbe dovuta diventare realtà. E ha ricevuto il terzo schiaffo: una altro no agli accordi. I leader europei hanno allora concesso altro tempo per cercare la quadra: il 12 aprile data ultima per l'approvazione e il 22 maggio (alla vigilia delle elezioni europee) per l'attuazione. 

Verso una nuova proroga

Lunedì 8 aprile il parlamento britannico ha approvato un emendamento alla legge sull’uscita del Regno Unito dall’Ue che impone a Theresa May di chiedere un rinvio della Brexit. Di fatto, era una strada obbligata per evitare un rischioso no-deal. Ma, come atto politico, indebolisce la già precaria posizione del primo ministro. A questo punto, con Londra incapace di organizzare un'uscita ordinata, May torna a guardare Bruxelles. Il suo obiettivo sarebbe una proroga breve, al 30 giugno, da usare come leva per raggiungere un accordo in parlamento. Macron (fino a ora il più intransigente), Juncker e Merkel puntano al 31 dicembre. Con la cancelliera tedesca che non esclude un rinvio più flessibile che potrebbe prolungarsi fino al 2020. Comunque vada, la matassa si è già intrecciata e potrebbe avere ripercussioni sulla composizione del parlamento europeo. Andando oltre il 22 maggio, il Regno Unito potrebbe dover votare i propri rappresentanti. I suoi seggi, però, in vista dell'uscita, sono già stati redistribuiti tra gli altri Paesi membri. Un problema nel problema.  

 

4. Italia in recessione tecnica

L'Istat ha comunicato il dato ufficiale sulla crescita del Pil italiano nel quarto trimestre del 2018: nonostante un miglioramento rispetto alla prima stima, il dato resta negativo (-0,1%) e sancisce definitivamente la recessione tecnica dell’economia italiana, cioè un calo congiunturale per due trimestri consecutivi. In controtendenza è invece arrivato il brillante risultato della produzione industriale: dopo quattro mesi di calo, c'è stato un progresso dell'1,7%, ben al di là delle aspettative che indicavano un passo avanti molto più contenuto (+0,2%).

5. BCE, via a un nuovo Tltro

Fiducia dei consumatori in miglioramento ma inferiore alle aspettative, inflazione sotto controllo (1,5% sull’anno) e soprattutto un deterioramento delle stime di crescita: è questo lo scenario dell'Eurozona a marzo. La Bce ha abbassato le aspettative di crescita per il 2019 all’1,1%. Una correzione notevole rispetto a soli tre mesi fa, quando stimava un progresso dell'1,7%. Oltre a lasciare inalterati i tassi di riferimento (come atteso), la contromossa di Mario Draghi è stata il varo di una nuova tranche di finanziamenti a condizioni vantaggiose per le banche dell'eurozona (TLTRO). L’obiettivo è quello di favorire la trasmissione di liquidità al settore privato.