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Sharing Economy

Addio proprietà, la Sharing Economy è già realtà

Febbraio 2019

La piattaforma Fat Llama permette alle persone di noleggiare oggetti o servizi che momentaneamente non sta utilizzando. Un mercato, quello dell’economia in condivisione, che varrà 355 miliardi di dollari entro il 2025.

Dodici minuti. È il tempo medio dell’utilizzo di un trapano da parte di una famiglia durante tutto l’arco della vita dello strumento. Vale la pena comprarlo? La durata media di un viaggio in auto invece è di 20 minuti, quindi i veicoli privati restano parcheggiati per circa il 95% del tempo. A questo punto la domanda è molto semplice: perché le persone continuano a comprare trapani e auto, tanto per fare due esempi? Non sarebbe meglio affittarli all’occorrenza?  

I numeri della Sharing Economy

Secondo i dati di Brooking Institution, il giro d’affari della Sharing Economy varrà 355 miliardi di dollari entro il 2025, mentre nel 2014 era fermo a 14 miliardi. Un boom che si può vedere con un semplice esempio: per PWC e BAV Consulting, Airbnb ospita ogni anno 155 milioni di persone, mentre la famosa catena di Hotel Hilton “solo” 127 milioni di ospiti nei suoi alberghi in tutto il mondo. Il contesto è liquido, cambia e si evolve soprattutto a partire dalle richieste dei Millennials: secondo l’intervista, il 77% di loro è disposto ad avere uno stile di vita più essenziale, a patto di diminuire il possesso di oggetti e servizi. 

La sfida di Fat Llama

Tre imprenditori britannici hanno lanciato un marketplace peer-to-peer per affittare praticamente tutto, dalle videocamere ai droni, dai kayak ai proiettori, dalle vasche idromassaggio all’attrezzatura per organizzare una discoteca. In questo modo i proprietari guadagnano condividendo il possesso degli strumenti e chi li affitta spende una cifra esigua soltanto per un utilizzo mirato, senza dover pensare a problemi di stoccaggio. Ovviamente, secondo il report Nielsen Global Survey of Share Communities, ci sono alcune tipologie di proprietà private più condivisibili e altre meno: il 26% delle persone è disposto a condividere lezioni e servizi, il 28% strumenti elettronici, il 23% utensili e attrezzi, il 21% automobili, il 17% mobili e solo il 15% la casa.

La proposta assicurativa per convincere gli scettici 

L’obiettivo della startup londinese è creare un mondo nel quale le persone non debbano possedere tutto, ma soltanto ciò che utilizzano ogni giorno. Per convincere gli utenti meno abituati a questa tipologia di interazione hanno scelto una semplice strategia: assicurare ogni oggetto affittato contro lo smarrimento o il danneggiamento fino a un massimo di 250 mila sterline, offrendo poi assicurazioni ad hoc per gli strumenti ad alto valore. Attraverso un algoritmo proprietario, inoltre, Fat Llama è in grado di comprendere il rischio collegato ad ogni utente a partire dal modo in cui si comporta sulla piattaforma. Grazie a questi accorgimenti il tasso di rischio è molto basso, circa un affitto su 10.000 riscontra dei problemi secondo le stime ufficiali. La previsione è che nei prossimi 10 anni quasi tutte le cose che ora possediamo saranno disponibili online per il noleggio grazie all’evoluzione dell’Internet of Things.