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Sostenibilità ambientale

Earth Overshoot Day: dal 29 luglio la Terra ha esaurito le sue risorse

Luglio 2019

In meno di sette mesi, abbiamo usato più risorse naturali di quanto il pianeta può rigenerare in un anno.

Dal 29 luglio è cominciato il sovrasfruttamento delle risorse della Terra. L’umanità non le aveva mai consumate così velocemente. In meno di sette mesi, gli umani hanno usato più risorse naturali di quanto il pianeta può rigenerare in un anno. Legname, pesce, acqua e minerali a disposizione da questo momento in poi sono finite. Il resto è sovrasfruttamento: utilizzeremo più di quanto la Terra possa naturalmente ricostituire in un periodo di 12 mesi. Questa triste ricorrenza si chiama Earth Overshoot Day, e ogni anno viene anticipata. Trent’anni fa cadeva a ottobre; vent’anni fa alla fine di settembre; l’anno scorso è arrivata il primo agosto. Quest’anno il record in negativo è stato superato di nuovo: il giorno dell’esaurimento delle risorse è caduto il 29 luglio. 

L’Earth Overshoot Day viene calcolato ogni anno dal Global Footprint Network, organizzazione internazionale che monitora l’impronta ecologica dell’uomo. Il risultato si ottiene dividendo la biocapacità globale – cioè la quantità di risorse che la Terra è in grado di generare in un anno – per lo sfruttamento delle risorse da parte dell’umanità, moltiplicandolo per 365 giorni. «Il fatto che l’Earth Overshoot day cada il 29 luglio significa che l’umanità sta utilizzando la natura 1.75 volte più velocemente di quanto gli ecosistemi riescano a rigenerarle», spiegano. «È come se l’umanità avesse bisogno di 1.75 pianeti per sopravvivere».

Pictet utilizza uno strumento di misurazione della capacità biologica chiamato Planetary Boundaries (PB), che quantifica il consumo di risorse e le emissioni di rifiuti in ciascuna delle oltre 100 industrie che compongono l’economia globale. Sviluppato dal Stockholm Resilience Center, il modello valuta lo stato dell’ecosistema in base a nove dimensioni ambientali – tra cui l’uso dell’acqua, del suolo e l’esaurimento dell’ozono – per tracciare lo “spazio operativo sicuro” all’interno del quale dovrebbero svolgersi le attività umane. Il problema è che già cinque di queste soglie sono state violate. Un esempio è il flusso biochimico di azoto e fosforo, macronutrienti molto utilizzati nei fertilizzanti. L’agricoltura intensiva, l’attività industriale e la crescita della popolazione hanno aumentato il volume di questi macronutrienti nei fiumi e negli oceani, innescando una crescita eccessiva di alghe. Il che rappresenta un problema, visto che le alghe riducono l’ossigeno nell’acqua, uccidendo piante acquatiche e pesci. Mentre i rifiuti biochimici vengono rilasciati a una velocità superiore del 40% a quella che l’ambiente può gestire.

Ma cominciano a vedersi anche gli sforzi per fermare il danno ambientale. Molte industrie stanno riuscendo a ridurre la quantità di rifiuti biochimici che producono, aiutati da tecnologie innovative. Queste aziende svolgono un ruolo importante nell’aiutarci a pagare il nostro “debito” ambientale e a vivere secondo i nostri mezzi.

Anche l’Italia non è esente da colpe: secondo Global Footprint Network, si trova al nono posto fra gli Stati che consumano più di quanto dovrebbero. Per coprire la nostra domanda, avremmo bisogno di 4,7 territori altrettanto grandi e ricchi di risorse. E se tutto il mondo si comportasse come noi, saremmo costretti ad avere per noi 2,7 Terre. I peggiori però sono gli statunitensi: se il mondo seguisse il loro esempio ci vorrebbero addirittura cinque pianeti.