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Millennials

Millennials e sostenibilità ambientale, un rapporto sempre più stretto

Maggio 2019

Il 75% della Generazione Y è disposto a cambiare le proprie strategie di acquisto per riconoscere lo sforzo delle aziende sostenibili. Ci sono 10 settori che potrebbero essere penalizzati dalle scelte dei Millennials.

Per l’ambiente e per la sostenibilità c’è una speranza nel prossimo futuro: i Millennials. Le scelte di consumo dei nati tra gli anni ’80 e i primi anni ’90 faranno da traino per gli investimenti, un aspetto positivo per la Terra. Lotta all’inquinamento, decarbonizzazione, energia pulita, industria sostenibile 4.0, innovazione tecnologica. La Generazione Y sarà lo snodo principale per riavvicinare l’uomo alla natura e al nostro Pianeta e, per fortuna, ci sono molti segnali di buon auspicio in questo senso.

Il patrimonio dei Millennials: 24mila miliardi di dollari per guidare i consumi

Secondo un report del 2017 di UBS, nel 2020 i Millennials disporranno di un patrimonio di 24 trilioni di dollari. Soldi che dovranno essere spesi in acquisti o investimenti e che dovranno guidare le scelte strategiche delle aziende. Per fortuna i Millennials sono molto attenti alla sostenibilità e all’impatto ambientale delle proprie scelte.

Come nota una ricerca di Enel il 75% dei Millennials è disposto a cambiare le proprie strategie di acquisto per riconoscere lo sforzo delle aziende sostenibili da un punto di vista ambientale. Un dato in netto contrasto rispetto al 46% della Generazione X (i nati tra il 1960 e il 1980) e l’ancora più basso 34% dei baby boomers (chi è nato nei 20 anni successivi alla fine della II Guerra Mondiale).

10 settori che rischiano la crisi a causa delle scelte dei Millennials

L’analisi di CB Insight ha studiato il mercato statunitense e le abitudini dei Millennials, individuando 10 settori industriali che nei prossimi anni potrebbero riscontrare seri problemi. I cereali per la colazione hanno perso il 17% negli ultimi dieci anni a causa delle nuove abitudini alimentai salutiste della Generazione Y, così come l’uva passa che viene scartata a causa dell’alta presenza di zuccheri (72%). Il formaggio industriale non attira i Millennials, che preferiscono le aziende bio: infatti i formaggi artigianali hanno visto aumentare le vendite del 40% negli ultimi 15 anni. Stesso discorso per il mercato delle birre artigianali, che negli ultimi 10 anni ha registrato un bel +500% a discapito delle birre industriali.

Altro settore in netto calo è quello del tonno in scatola, molto meglio cibi freschi oppure pesce crudo come sushi e poké (tipico delle Hawaii). Se ci spostiamo sull’intrattenimento notiamo un crollo delle pay tv causato dalle nuove piattaforme di streaming come Netflix. Anche le palestre tradizionali soffrono, con i Millennials che preferiscono esperienze di fitness in gruppi al posto di attività individuali. I siti di e-commerce, i piccoli negozi, le fiere e i mercati rionali hanno anche minato il dominio dei grandi magazzini, così come il possesso di oggetti di lusso sta cedendo il passo all’affitto di beni di lusso: la piattaforma Rent the Runway che ha visto una crescita del 150% degli utenti. Chiude la classifica il comparto motociclistico di grossa cilindrata: la sharing economy preferisce scooter elettrici maneggevoli ed ecosostenibili.