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Innovazione

Fintech, le migliori innovazioni del 2018

Dicembre 2018

Tra pagamenti digitali ed equity crowdfunding, diversi servizi sono diventati più popolari e hanno saputo attrarre pubblico e investimenti. Ecco un anno di tecnologia e finanza in cinque settori.

Consolidamento. È stata questa la parola d'ordine in molti settori del fintech, termine usato per descrivere i variegati intrecci tra tecnologia e finanza. Diversi servizi e strumenti sono usciti o stanno uscendo dalle loro nicchie, anche in Italia.  

Equity crowdfunding

L'equity crowdfunding è un investimento diffuso, nel quale più soggetti partecipano all'acquisizione di quote della stessa società. È un sistema di finanziamento reso possibile dalle piattaforme online, che selezionano i progetti (startup e Pmi) e aggregano investitori credibili. Il fenomeno è già una realtà consolidata in Paesi come Stati Uniti e Gran Bretagna. In Italia se ne parla da qualche anno, ma il 2018 ha visto una decisa accelerazione della raccolta. Secondo i dati diffusi da Mamacrowd, le piattaforme italiane hanno ottenuto 26 milioni di euro nei primi nove mesi dell'anno, finanziando 88 campagne. Per rendere l'idea dell'accelerazione: nel solo terzo trimestre 2018, la raccolta è stata pari a quella dei primi nove mesi del 2017. Si è allargata anche la presenza dell'equity crowdfunding immobiliare: il funzionamento è lo stesso, cambia l'obiettivo della raccolta, concentrata solo sul real estate. 

Roboadvisor

Startup, giovani società consolidate, grandi e piccole compagnie tradizionali: i roboadvisor sono ormai una presenza fissa. Si tratta di consulenti finanziari che basano i propri movimenti sui dati, sia degli utenti (a partire dalle risorse disponibili e dal rischio) che dei mercati. Il risultato è uno strumento in grado di rendere i processi più efficienti, puntando così sulla riduzione dei costi e sulla capacità, di conseguenza, di mettere nelle tasche dell'investitore un ritorno netto tendenzialmente più importante anche per portafogli più conservativi. I roboadvisor sono l'espressione più immediata e popolare di un'automazione dei processi finanziari sempre più decisa, che comprende anche alcuni fondi governati esclusivamente dall'intelligenza artificiale

App per il risparmio

Le app fintech non si limitano, ormai da tempo, al mobile banking. Entrare nel proprio conto corrente, effettuare bonifici e pagare bollette sono ormai operazioni consuete per molti correntisti italiani. Ci sono però applicazioni che non puntano solo alla rendicontazione delle spese ma promuovono una gestione del risparmio più oculata. Ce ne sono di diversi tipi, diffuse soprattutto nel mondo anglosassone ma non solo. Ci sono quelle che propongono un salvadanaio dove deporre il resto di ogni spesa. Per poi, euro dopo euro, mettere da parte qualcosa o investirla. Ci sono portafogli intelligenti che fissano limiti su diverse voci di spesa per aiutare ad avere un maggiore controllo delle proprie finanze. App che monitorano le spese di famiglia, digitalizzando anche la paghetta dei figli. In altre parole: fanno, con la pratica, educazione finanziaria. Si rivolgono a tutti, ma hanno il proprio pubblico d'elezione nei Millennials. 

Insurtech

La fusione tra tecnologie digitali e mondo assicurativo sta raccogliendo risorse come mai prima. È il segnale che venture capital e imprese vedono nel comparto la prospettiva di ritorni economici importanti. Tra i vantaggi del digitale, ci sono una maggiore immediatezza, la possibilità di sottoscrivere polizze più personalizzate e mini-assicurazioni per poco tempo o per uno specifico evento, una gestione più flessibile. Secondo Deloitte, gli investimenti nell'insurtech hanno toccato gli 869 milioni di dollari nel 2018 e sono destinati a raggiungere 1,82 miliardi entro la fine dell'anno. Non è un caso che il primo round da 100 milioni nella storia delle startup italiane sia finito, proprio quest'anno, nelle casse di una società insurtech: Prima Assicurazioni, un'agenzia online nata nel 2015. 

Smart payment

I pagamenti tramite smartphone sono sempre più popolari. Non sono ancora diffusissimi, ma pian piano stanno avanzando. È solo nell'ultimo anno e mezzo, d'altronde, che sono arrivati in Italia i maggiori servizi di pagamento che consentono di saldare il conto alla cassa con lo smartphone: Apple Pay è approdato nel nostro Paese nel maggio 2017, Samsung Pay lo scorso aprile e Google Pay a settembre. Il loro funzionamento è molto simile: si associa lo smartphone a una carta di credito, di debito o prepagata e si avvicina il dispositivo al Pos per pagare. È la digitalizzazione non solo del contante ma anche di altri supporti fisici. Quelli di Apple, Samsung e Google non sono i soli servizi che trasformano lo smartphone in un portafogli. È stato, ad esempio, un anno ricco di finanziamenti per la società italiana Satispay, che associa il dispositivo al conto corrente e invia denaro tra privati, più o meno come fosse un messaggio di Whatsapp.