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Mobilità Sostenibile

Tesla guarda a Cina e UE: verso stabilimenti fuori dagli Usa

Agosto 2018

Elon Musk, il fondatore della casa produttrice di auto elettriche, ha raggiunto un accordo per produrre a Shanghai e starebbe guardando anche a Germania e Olanda. Ecco perché.

Trump chiude, la Cina risponde e apre. E così Tesla, casa produttrice di auto elettriche fondata da Elon Musk, ha deciso di spostare un pezzo di produzione nel Paese asiatico. Una mossa inedita, dettata dal rinnovato scenario economico-politico.

Perché una fabbrica in Cina

Il piano di Donald Trump potrebbe inasprire i dazi per un valore di 200 miliardi di dollari su prodotti Made in China. E in particolari su quelli ad alto valore tecnologico sui quali Pechino punta per il suo piano nazionale con orizzonte al 2025. La battaglia incrociata, con la possibilità di una escalation, ha accelerato la corsa di Musk, che all'inizio di luglio ha firmato un contratto per aprire una fabbrica a Shanghai. Gli obiettivi sono chiari. Prima di tutto c'è la possibilità di mettere un piede nel più grande mercato elettrico del mondo. Una possibilità nuova, perché è recente la rimozione del vincolo che imponeva a un produttore estero di costituire una joint venture al 50% con un partner cinese per poter fabbricare all'interno dei confini. Oltre a questo, c'è la necessità di sfuggire ai dazi del 25% imposti da Pechino sulle auto straniere.

Il progetto

Il progetto è di grande portata. Anche se non è ancora noto il luogo di Shanghai dove sorgerà, l'impianto dovrebbe avere una capacità produttiva di 500 mila auto all’anno. Una cifra enorme se rapportata con i livelli attuali di Tesla, che nel 2017 ha prodotto poco più di 100 mila vetture. La tendenza all'accelerazione c'è, grazie soprattutto alla prima auto di fascia media (da 35 mila dollari), che alla fine di giungo ha centrato l'obiettivo delle 5 mila unità a settimana. Le ambizioni così corpose sono motivate, oltre che dalla visione spesso sopra le righe di Musk, anche alle prospettive del mercato cinese. Pechino, ormai dal 2013, propone ricchi incentivi per le auto elettriche e punta ad abolire i combustibili fossili su strada dal 2030.

I dubbi sulla liquidità

Oltre alla fabbrica cinese, Tesla potrebbe optare anche per un impianto europeo. La notizia è stata pubblicata dal Wall Street Journal. Il quotidiano sostiene ci siano già delle trattative con due amministrazioni locali: una in Germania e l'altra in Olanda. Le fabbriche, però, hanno bisogno di investimenti. E, da questo punto di vista, non mancano le incertezze. Il mercato ha premiato l'ultima trimestrale, grazie alla prospettiva di profittabilità nella seconda metà dell'anno. I ricavi crescono, ma il rosso è ancora profondo (742,7 milioni) e la liquidità in cassa è di 2,2 miliardi. Basteranno per sostenere piani d'investimento così corposi? Elon Musk è convinto di sì, tanto da aver detto di non prevedere nuove raccolte di capitali.