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Qualche riflessione sugli investimenti alternativi

Marzo 2018

Andrew Cole, Head of Multi Asset London

Gli investimenti alternativi sono apprezzati dagli investitori. E inoltre scarseggiano. 

Gli attivi alternativi sono apprezzati come i diamanti blu. Purtroppo, sono altrettanto rari: la maggior parte di ciò che scintilla in tale universo di investimento sono solo brillantini.

Questo perché nonostante siano percepiti come distintamente unici, la maggior parte degli investimenti definiti “alternativi” tende ad essere composta da attivi sottostanti piuttosto comuni. Più spesso di quanto si creda, la loro unica caratteristica distintiva è costituita da commissioni di gestione più elevate e una remunerazione insufficiente per la difficoltà ad acquistarli o venderli.

Ciò non dovrebbe stupire. Molti attivi tendono a comportarsi allo stesso modo in quanto sono condizionati dagli stessi fondamentali, come le variazioni dei tassi d’interesse e l’inflazione. Per questo motivo abbiamo escluso molti degli investimenti alternativi che avevamo preso in considerazione.

Ma sebbene i veri alternativi siano difficili da trovare, ciò non significa che non valga la pena cercarli. Soprattutto di questi tempi, in cui le obbligazioni e le azioni tendono ad avere un andamento più simile tra loro rispetto al passato.

Detenere un gruppo separato di attivi che seguono il loro corso indipendente è il tipo di diversificazione che rende gli investitori meno vulnerabili alle forze macroeconomiche generali. E anche se gli attivi alternativi puri non sono disponibili, individuare quelli che hanno il giusto mix di caratteristiche obbligazionarie e azionarie può essere vantaggioso, sempre che abbiano un prezzo interessante. Un costo per la diversificazione che non sia eccessivo è un aspetto fondamentale in termini di asset allocation: gli attivi costosi sono un ostacolo per i rendimenti di portafoglio a prescindere dal fatto che si muovano di pari passo o meno con il resto del mercato. 

È solo una questione di apparenza?

Uno sguardo ravvicinato al settore immobiliare è sufficiente per evidenziare alcuni dei problemi che gli investitori affrontano nel valutare gli investimenti alternativi. I beni immobili possono essere di due tipi: un cantiere edilizio e un edificio compiuto. Possedere un cantiere assomiglia molto a possedere azioni di una società ad elevata crescita con l'aspettativa che il rendimento sarà sotto forma di plusvalenza. Al contempo, l’edificio finito si comporta per lo più come uno strumento di debito. La differenza maggiore sta nel fatto che le sue cedole si chiamano affitti. Quindi non si tratta di un investimento alternativo nel senso che non è immune dalle tradizionali forze trainanti di obbligazioni e azioni.

Ma non significa che i beni immobili non offrano diversificazione agli investitori. Possono proteggere dall’inflazione e presentano flussi di cassa contrattuali che non sono necessariamente sincronizzati con le classi di attivi tradizionali. 

un universo volatile

Confronto del range di rendimenti nel lungo termine per le classi di attivi alternativi e tradizionali

Range di rendimenti annui
Fonte: Datastream, MSCI, JP Morgan, Prequin, HFRX, NCREIF. I rendimenti sono indicativi e sono basati su indici che possono essere ipotetici. Dati relativi al periodo 20.03.2008-20.03.2018 eccetto il settore immobiliare, che è considerato fino al 31.12.2017. 

Il private equity è una classe di attivi che guadagna dal fatto che il debito presenta vantaggi fiscali. È un investimento ideale per pool di capitale istituzionale stabili nel lungo termine, come fondi di dotazione e fondi sovrani, in grado di beneficiare dei rendimenti extra disponibili a titolo di compensazione per aver immobilizzato denaro per lunghi periodi.

Altrove, vi sono attivi legati alle infrastrutture, come le autostrade a pedaggio, gli aeroporti o i progetti idroelettrici. Ma dato che si tratta di norma di contratti con il settore pubblico, finiscono per imitare il mercato delle obbligazioni governative, seppure con minore liquidità e maggiori commissioni. E non offrono la prospettiva di plusvalenze di tipo azionario.

Attivi alternativi costosi e quelli che non sono neppure attivi

Molti investitori sono attratti da attivi alternativi come opere d’arte, vino, francobolli, diamanti, automobili rare, ecc. Ma questi sono in realtà attivi speculativi. La decisione di acquisto tende ad essere basata sull’aspettativa che qualcuno pagherà un prezzo elevato in futuro per qualcosa che non ha un valore economico intrinseco evidente. E sono spesso difficili da gestire. Vendere un portafoglio composto da questi attivi può richiedere molti mesi e un considerevole lavoro, il tutto a fronte di significativi costi assicurativi e di custodia.

Gli attivi alternativi come opere d’arte, vino, diamanti, francobolli, automobili rare, ecc. sono in effetti attivi speculativi.

Per quanto riguarda le materie prime, non solo non li consideriamo come attivi alternativi, ma nemmeno come attivi a lungo termine. Non vi è prova che i prezzi delle materie prime aumentino nel tempo. In effetti, i miglioramenti tecnologici, come macchinari più efficienti, processi migliori o qualcosa di simile alla Rivoluzione Verde di metà del secolo scorso, quando grazie all’innovazione scientifica e alla tecnologia la produttività agricola aumentò in modo vertiginoso, hanno di norma contribuito ad un trend al ribasso dei prezzi delle materie prime nel lungo periodo.

Inoltre, le materie prime sono spesso passività. Si prenda ad esempio il legname. Non genera reddito, occorre pagare per stoccarlo e assicurarlo e nel tempo tende a marcire. Le foreste, invece, sono attivi. Gli investitori possono scegliere la frequenza di taglio e piantumazione degli alberi, il mix di specie, se alberi decidui a crescita lenta o sempreverdi a crescita rapida.

Oro luccicante

Anche l’oro è interessante.
Bullionaire (miliardari grazie ai metalli preziosi)

Prezzo dell’oro, dollaro/oncia

Qualche riflessione sull’oro come investimento alternativo
Fonte: Bloomberg. Dati relativi al periodo 31.12.1979 - 22.03.2018.

Non per le sue caratteristiche di materia prima, ma nella sua veste di proto-valuta. È vero che, come le altre materie prime, l’oro non genera reddito ed è soggetto a costi assicurativi e di custodia. Ma non è un attivo ad esaurimento, non annerisce e da sempre funziona come riserva di valore. E in un periodo in cui i rendimenti degli attivi in generale si sono assottigliati, se non addirittura sono diventati negativi, la mancanza di generazione di reddito dell’oro non è più un punto a sfavore.

L’oro acquista importanza quando le persone iniziano a preoccuparsi per il modo in cui le banche centrali utilizzano la zecca per erodere il valore delle valute, così come in periodi di disordine politico e guerra. Gli investitori lo acquistano come bene rifugio. Le preoccupazioni attuali verso la Corea del Nord, l’andamento imprevedibile della presidenza Trump e i bilanci in crescita delle banche centrali ne sottolineano l’attrattiva come investimento di lungo termine.

La ricerca ha dimostrato che funziona anche come copertura azionaria in normali condizioni di mercato.1 Il che equivale a dire che funziona come elemento diversificatore all’interno del portafoglio.

Valutare gli attivi alternativi

Nel complesso, molti attivi etichettati come “alternativi” non lo sono se osservati da vicino, in quanto si comportano esattamente come gli attivi tradizionali. Ma esistono alcune valide opzioni. La domanda fondamentale che gli investitori devono porsi è se i rendimenti sono sufficienti a compensare la tipica mancanza di liquidità di questi attivi. Ciò che è più importante ricordare è che a prescindere dal fatto che l’attivo che si acquista sia tradizionale o “alternativo”, il prezzo che si paga per un attivo avrà un impatto notevole sul rendimento finale.