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Trasformazione Digitale

La Cina e il riconoscimento facciale: come sta cambiando la società con i dati

Settembre 2019

Pechino ne fa largo uso, dai pagamenti fino alla sicurezza. Sollevando molti dubbi sulla privacy e sul rischio di sorveglianza eccessiva.

La tecnologia di riconoscimento facciale è in pieno boom. Sulla base di un rapporto del 2016 di Frost & Sullivan, il mercato di riferimento varrà 6,15 miliardi di dollari nel 2019, arrivando fino a 20 miliardi di dollari nel prossimo decennio secondo NEC. E la Cina è in prima fila nell’uso di questa tecnologia. Dai pagamenti alla gestione della sicurezza, Pechino ne sta facendo largo uso. Cosa che crea non pochi interrogativi su privacy e controllo sociale. Non sarà necessario avere un documento di identità, denaro contante, né una carta di imbarco quando si è in aeroporto: tutto quello che occorre è mostrare il proprio volto.

In Cina i primi esperimenti con l’uso del riconoscimento facciale per pagare si sono visti già nel 2017. Un ristorante di una nota catena di fast-food, nella città di Hangzou, introdusse il primo sistema in collaborazione con Alipay. Da allora, questi strumenti si sono diffusi anche nei negozi e nelle stazioni della metropolitana per passare i tornelli. Basta registrare il dato biometrico e collegare il conto bancario. La tecnologia fa il resto.

Le aziende cinesi che si stanno contendendo il primato su questo tipo di pagamenti sono due: Tencent e Alibaba, che possiede il più grande sito di e-commerce al mondo. Entrambe possiedono piattaforme per pagare con lo smartphone, che in Cina sono diffusissime, e cioè WeChat e Alipay.

Oltre ai dubbi sulla sicurezza del sistema, sul quale i manager assicurano un grado di accuratezza di oltre il 98%, ne stanno sorgendo ovviamente altri che riguardano la privacy. Non è chiaro infatti se i dati biometrici dei volti dei clienti vengano anche condivisi con i partner commerciali o memorizzati nei negozi. Chi detiene dati così sensibili e insostituibili? Sono al sicuro? È questa una delle principali preoccupazioni degli utenti.

Ma Pechino sta sviluppando la tecnologia anche con un altro scopo: creare un sistema di sicurezza pubblica proprio attraverso l’uso dei dati facciali. Decine di migliaia di telecamere sono state installate per immagazzinare quanti più dati possibili per rendere il sistema accurato. In questo modo sarà possibile identificare chi viola il codice della strada, ma anche sospetti criminali.

L’idea è quella di utilizzare il riconoscimento facciale anche per prevenire i reati. Gli stessi poliziotti saranno dotati di occhiali con tecnologia di riconoscimento facciale, i cosiddetti Sharp Eyes, “occhi acuti”, che serviranno a identificare e ammonire chi commette azioni criminali o di inciviltà, pubblicando poi il nome del colpevole sugli schermi delle principali strade. Il rischio, però, con un sistema del genere, è anche quello di colpire i dissidenti politici e le voci fuori dal coro che partecipano ad esempio alle manifestazioni di piazza, generando un sistema eccessivo di sorveglianza.

Ma non c’è solo la Cina che sta sperimentando la tecnologia di riconoscimento facciale. Gli Usa sono tra i Paesi all’avanguardia, e anche Oltreoceano sono in corso dibattiti sul tema sia da parte dei sostenitori dei diritti civili sia nel Congresso. E i nodi sono sempre gli stessi: privacy e sicurezza. Idem in Europa: nonostante il quadro normativo sulla privacy del Vecchio Continente sia molto restrittivo, la tecnologia sta prendendo piede in ottica di sicurezza, anti-terrorismo e prevenzione dei reati. In Germania sono stati avviati i primi test per l’utilizzo del riconoscimento facciale nelle stazioni ferroviarie. In Francia ad oggi è stato autorizzato solo negli aeroporti di Orly e Roissy, e per l’imbarco sull’Eurostar nella Gare du Nord per l’imbarco. Ma i campi di utilizzo sono ancora molti, destinati a modificare radicalmente il nostro modo di comportarci.