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Innovazione

Per avere una vera Smart city prima dobbiamo creare le Smart home

Dicembre 2018

Il business della domotica passerà dai 49 miliardi di quest’anno a oltre 167 miliardi di dollari nel 2028. Ci sono però ancora grossi limiti di utilizzo che rendono complicato creare oggi delle vere Smart city.

Può sembrare un’affermazione superficiale, ma la verità è che siamo ancora all’Anno 0 per il business delle Smart city e dell’applicazione dell’Internet of Things e delle Intelligenze Artificiali alle nostre vite. Stiamo ancora costruendo l’infrastruttura alla base di un mondo completamente interconnesso con milioni di device che opereranno insieme e si scambieranno informazioni, dati, analisi. Una delle pietre miliari per creare un mondo più “smart” è la casa, che si sta trasformando in un piccolo laboratorio nel quale si condensano tutte le migliori soluzioni di domotica. 

Un mercato che già sfiora i 50 miliardi di euro

I benefici delle applicazioni IoT alle nostre abitazioni sono già sotto gli occhi di tutti, a partire da dispositivi come Amazon Echo e Google Home che dimostrano in modo semplice il valore di controllare tutte le apparecchiature di casa con un semplice click. Queste tecnologie modellano il nostro approccio a come interagiamo con i nostri appartamenti e infatti nel 2018 dovrebbe valere un giro di affari di 49 miliardi di dollari, per salire a oltre 167 miliardi di dollari nel giro di 10 anni. Una potente spinta per collegare migliaia di singole abitazioni e costruire ponti digitali di applicazioni per potenziare il network con i vicini di casa. 

Partire dalle nostre case per creare un vero ecosistema urbano grazie all'IoT

Se le case fossero già connesse tra loro sarebbe molto semplice lanciare solidi programmi per Smart city. I dati raccolti dalle singole abitazioni interconnesse grazie alle tecnologie IoT potrebbero portare ad applicazioni su ampia scala. A partire dai dati dei singoli cestini della spazzatura delle raccolte differenziate delle singole case si potrebbe tracciare meglio la capacità del riciclaggio di materia, oltre a poter gestire meglio tutta la filiera della raccolta dei rifiuti. Il traffico potrebbe essere monitorato e indirizzato grazie a sensori nei vari quartieri che indicano le tratte migliori da percorrere ai pendolari nelle ore di punta. Anche le operazioni di pronto soccorso potrebbero essere più efficaci grazie ai sensori per la salute che raccolgono i dati direttamente dai pazienti a casa e li inviano a medici ed esperti in tempo reale.  

I nodi da risolvere per vivere in case smart all'interno di Smart city

Un esempio del fatto che non siamo ancora pronti è rappresentato da Vivint Smart Home, che ha lanciato nel gennaio 2018 la sua Streety app. L’obiettivo di questa app è trasformare le smart home in smart community permettendo alle persone di condividere con i vicini i video registrati dalla propria telecamera di sicurezza. L’idea è stata molto apprezzata in linea teorica dagli americani, ma ci sono ancora dei limiti tecnici: tutti i vicini che vogliono condividere informazioni sulla sicurezza devono per forza acquistare la Vivint camera da esterno e il raggio di condivisione è di nemmeno 300 metri. Questa mancanza di interoperabilità è un grandissimo freno allo sviluppo di nuove soluzioni e tecnologie, perché se i device IoT non possono comunicare tra di loro non saranno mai acquistati dal vasto pubblico. In questo momento è il classico circolo vizioso, ma risolto questo primo limite tutto diventerà naturale. Il punto di partenza, come tutte le mattine, saranno ancora una volta le nostre case.