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Banca Centrale Europea

BCE, continua l’era dei tassi zero

Febbraio 2019

Draghi ha spiegato che i tassi rimarranno bassi finché sarà necessario per tenere l’inflazione sotto il 2%. Nel frattempo il QE è stato stoppato, ma la BCE continua a rinnovare i titoli già accumulati.

“Ci aggiorniamo in estate”. Questo, in sostanza, il messaggio di inizio anno della BCE a mercati e investitori. Il Presidente Mario Draghi ha confermato a fine gennaio che i tassi rimarranno a zero e che non sono previsti aumenti, almeno per i prossimi sei mesi. Quindi le operazioni di rifinanziamento sono esattamente allo 0%, le operazioni marginali rimangono allo 0,25% e le banche commerciali potranno depositare presso la l’Eurotower con il solito tasso di -0,4%. La BCE comunque ha precisato in una nota che l’aumento dei tassi non si concretizzerà “finché sarà necessario, per assicurare che l'inflazione continui stabilmente a convergere su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine”.

Occhi puntati (come sempre) sull'inflazione 

Secondo gli analisti di Francoforte, il livello dei prezzi si fermerà all’1,6% nel 2019, farà un piccolo balzo all’1,7% nel 2020 e continuerà a crescere anche nel 2021, arrivando all’1,8%. Draghi, nel suo discorso, ha sottolineato che i molti fronti aperti in questo momento (protezionismo, Brexit, Elezioni Europee, rallentamento dell’economia cinese) pesano sulle prospettive dell’economia del Vecchio Continente. “Dobbiamo aspettarci un lungo periodo di rallentamento”, ma “le probabilità di una recessione europea sono basse”.

PIL in calo, ma comunque sotto controllo

Discorso diverso però per il PIL dei vari Paesi dell’eurozona, previsto in leggero calo per i prossimi anni: nel 2018 le stime parlano di una crescita dell’1,9%, che scenderà all’1,7% quest’anno e il prossimo. Ecco perché saranno necessari ancora stimoli di politica monetaria, ha proseguito Draghi: “per sostenere l’ulteriore accumulo di pressioni sui prezzi interni e l’andamento dell’inflazione nel medio termine. I rischi sulle prospettive di crescita dell’area dell’Euro possono ancora essere valutati come ampiamente bilanciati”. 

Il Quantitative Easing continua per inerzia

Il 2019 si è aperto con il blocco agli acquisti di nuovi titoli attraverso il QE, ma in realtà sta proseguendo per inerzia: il processo prevede di rinnovare a scadenza i titoli raccolti finora per un pacchetto da più di 2.100 miliardi di euro di titoli di Stato, con quelli italiani che valgono circa il 17%. L’obiettivo però guarda al medio lungo termine, perché la BCE intende “reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e dopo la data del primo aumento dei tassi, in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio grado di accomodamento monetario”. L’economia europea sta rallentando, non l’impegno della BCE per supportarla al massimo delle sue possibilità.